INBREEDING
NELL'ALLEVAMENTO FELINO E CANINO

Inbreeding nell’allevamento Felino e Canino – a cura del Dr. Roberto Migliazza  (che ringraziamo per aver gentilmente autorizzato la riproduzione del suo testo nel nostro sito)

 

Inbreeding è una parola che forse non è conosciuta da tutti noi allevatori di gatti e cani di razza. Io la rendo in italiano con la parola “imparentamento”. L’inbreeding è un concetto che esprime la somiglianza genetica fra due soggetti di ascendenza nota per n generazioni: ovviamente più generazioni sono note nel pedigree del soggetto più il dato sarà preciso. Appare chiaro che, ad esempio, conoscendo solo le prime tre o quattro generazioni di un soggetto magari non vi siano soggetti che appaiono più di una volta nel pedigree; diminuendo quindi le generazioni note aumenta il margine d’errore. Matematizzando il concetto, l’inbreeding è la percentuale media dei geni in omozigosi nel corredo genetico di un soggetto. Facciamo un esempio: prendiamo due fratelli pieni (aventi stessa madre e stesso padre). Supponiamo per semplificare che abbiano tutti i geni in eterozigosi, cioè che i loro genitori non abbiano nessun antenato comune (ovviamente impossibile in natura). Il figlio di questi due fratelli avrà un inbreeding del 25%, perché ognuno dei due fratelli riceve, a caso, per ogni coppia di cromosomi omologhi, un cromosoma dal padre e uno dalla madre, quindi per il calcolo delle probabilità, un figlio di due fratelli pieni avrà uno 0,25 (0,5×0,5) di probabilità di ricevere lo stesso identico cromosoma (per ogni coppia di omologhi) sia dal padre che dalla madre. Ovviamente si tratta di una percentuale media: potrebbe ricevere infatti più o meno cromosomi identici per effetto del caso. Inoltre a complicare ulteriormente le cose esiste il meccanismo del crossing over: prima della gametogenesi le coppie di cromosomi omologhi possono scambiarsi dei pezzi, creando combinazioni nuove, quindi i cromosomi non rimangono sempre uguali a se stessi.Ovviamente per calcolare l’inbreeding totale su un pedigree con n generazioni esistono appositi programmi che tengono conto dei soggetti che si ripetono all’interno del pedigree stesso; il risultato come già detto sarà tanto più preciso tanto più sono le generazioni considerate (alcuni allevatori fanno l’errore di considerare solo 4 o 5 generazioni, ora vedremo perché ciò non ha senso).Ora, cosa comporta questo inbreeding del 25%? Che il figlio di questi due fratelli pieni, oppure un soggetto con un inbreeding totale pari al 25%, avrà anche un 25% di geni in omozigosi. Quindi, ci sarà una probabilità molto più grande che geni recessivi, che in natura di solito sono quelli più deleteri (ad esempio quelli delle malattie genetiche come l’anemia falciforme nell’uomo) si manifestino. Di conseguenza, all’aumentare di questa percentuale avremo una serie di effetti negativi:

  • ridotta fertilità, quindi cucciolate più piccole;
  • possibile asimmetria facciale;
  • maggiore mortalità infantile;
  • riduzione della taglia finale dell’adulto;
  • indebolimento del sistema immunitario.

Il primo effetto a manifestarsi, e a mio parere uno dei più gravi, è l’indebolimento del sistema immunitario: senza entrare troppo in dettagli difficilmente comprensibili in questa sede, la quantità di anticorpi prodotti dipende dalla quantità di geni del sistema immunitario posseduti. Quindi maggior numero di anticorpi si possiedono tante più malattie infettive (causate da virus, batteri, protozoi, funghi) potranno essere affrontate. Anche l’insorgenza dei tumori (grande piaga degli animali di razza) dipende ovviamente dall’efficacia di un sistema immunitario che possa bloccarli sul nascere. Quindi fondando una razza con pochi soggetti ed incrociando ripetutamente gli stessi ed iloro discendenti si ha una grave perdita di anticorpi rispetto alla popolazione di partenza. Perché nelle razze canine (maggiormente) e in quelle feline il valore dell’inbreeding è molto alto? Per due motivi: ilprimo è monte, cioè nella fondazione di una determinata razza, il secondo nella natura degli incroci, che non sono più casuali o determinati dalla selezione naturali ma determinati dalla selezione umana. Esaminiamo il primo punto. Per fondare una razza gli allevatori partono da un gruppo di soggetti fondatori, e in casi estremi da una sola coppia di riproduttori. Quindi, il futuro pool genetico della razza sarà soltanto una ricombinazione gelpatrimonio genetico di quegli n soggetti fondatori e dei loro discendenti, a meno che non vi siano immissioni di nuovo materiale genetico (impossibile per i cani una volta che la razza è stata riconosciuta, possibile invece per i gatti, come vedremo più avanti). Quindi creando una nuova razza si va incontro all’effetto del fondatore. Immaginiamo un gruppo di uomini e donne che colonizzano una nuova isola: se anche fossero 500 o 1000 rappresenterebbero solo una piccola parte del pool genico totale della specie umana. A sua volta l’effetto del fondatore rappresenta un collo di bottiglia: immaginiamo una bottiglia piena di palline di diversi colori, alcuni più frequenti altri meno ma ben mescolate (che rappresentano le varianti alleliche) per esempio 50 verdi, 20 rosse,10 blu e 5 gialle. Svuotando una parte della bottiglia, per effetto del caso potremmo non trovare nessuna pallina gialla o blu, ad esempio. Quindi dopo una fondazione non saranno presenti tutte le varianti alleliche presenti nella popolazione originaria. Quindi il pool genico sarà tanto più grande quanti più fondatori siano stati usati per crearela razza. Ovviamente i discendenti avranno tutti inbreeding molto alto perché nei loro pedigree si ripeteranno sempre gli stessi soggetti, essendo pochi i soggetti a disposizione per la riproduzione. Ad aggravare le cose c’è la tendenza degli allevatori ad utilizzare gli incroci fra parenti proprio per “fissare” determinati caratteri desiderabili, mandando quindi in omozigosi un numero sempre maggiore di geni, tra i quali, oltre ai geni del colore del pelo e della forma delle orecchie si trovano anche le cosiddette tare genetiche. Inoltre tra i fondatori non tutti hanno dato lo stesso contributo alla composizione genetica della razza, perché anche tra i fondatori ci sono soggetti più desiderabili dagli allevatori ed altri meno, e quindi non saranno fatti riprodurre tutti in uguale misura. Ad esempio nel Maine Coon, a fronte di un totale di oltre 300 individui fondatori, abbiamo 5 fondatori, i cosiddetti top five, che hanno contribuito per oltre il 70% alla composizione genetica della razza, mentre circa 300 gatti hanno contribuito solo per il 30%. Per ovviare a questo in USA si inseriscono nuovi fondatori che assomigliano a Maine Coon trovati nelle fattorie come in origine, soggetti che vengono esportati anche in Europa. Ciò tuttavia non va ad intaccare in modo significativo la popolazione del Maine Coon che conta (ed ha contato) centinaia di migliaia di soggetti in tutto il mondo, con un profilo genetico ormai consolidato. Questo processo, chiamato Outcross, è però fondamentale per mantenere sana una razza senza alternarne lostandard: infatti non si perderà il tipo a meno che i nuovi soggetti inseriti manchino del tipo (L’ autore delpresente articolo è il primo in Italia a utilizzare soggetti outcross nel Maine Coon).

Quindi all’interno di una razza non solo si fa fatica a trovare individui non strettamente imparentati, ma alcuni allevatori preferiscono incrociare sempre le stesse linee di sangue per ottenere risultati omogenei e prevedibili, o anche estremi nelle caratteristiche, e ciò contribuisce ad impoverire ulteriormente il pool genico (i soggetti “brutti” non vengono fatti riprodurre) e ad aumentare l’omozigosi media. Questo spiega anche perché spesso gli allevatori non capiscono il motivo per cui da genitori perfettamente sani nascano figli malati: la risposta è proprio che data l’alta vicinanza genetica dei soggetti di una razza è il caso a determinare la presenza o meno di dei difetti e degli indebolimenti sopra riportati, dipendenti ovviamente dalle infinite combinazioni che il suddetto crossing-over può creare, essendo, tra l’altro, a volte l’unica fonte di variabilità in razze che altrimenti produrrebbero, a livello fenotipico, dei quasi cloni. Per questo i figli possono non ereditare la resistenza alle malattie dei genitori o per contro essere più forti e longevi. A volte quindi selezionare per la salute non basta a salvaguardare la salute globale di una razza, a meno che non ci sia una malattia legata strettamente ad un solo gene e quindi di cui sia possibile prevederne gli effetti, escludendo dalla riproduzione gli individui portatori delgene responsabile. Per diminuire la percentuale di inbreeding ci sono due modi. Il primo è quello di inserire nella razza nuovi soggetti magari di razze diverse, aderenti o meno allo standard, ma non imparentati con i fondatori. Ciò è permesso solo per le razze feline, e solo in determinate associazioni. Il secondo modo è un escamotage, ma è un po’ un gatto che si morde la coda: creare all’interno di una razza linee distinte (discendenti cioè da piccoli gruppi di soggetti) e farle incrociare poi tra di loro (immaginiamo delle linee parallele unite ogni tanto da delle croci): in questo modo avremo genitori che hanno nel proprio pedigree soggetti che si ripetono molto frequentemente, ma tali soggetti che si ripetono sono differenti tra padre e madre, perciò si avrà un aumento dei geni in eterozigosi nei figli. Questo metodo ovviamente può essere utilizzato per un numero di anni limitato, alla fine si avrà di nuovo un omogeneizzazione della percentuale di inbreeding (cioè all’inizio con questo metodo si avranno soggetti con inbreeding molto alto es. 30-50% ed altri con inbreeding più basso, es. 15% per poi giungere ad una media per tutti i soggetti ad esempio del 20-25%). Inoltre isolando le linee di sangue con inbreeding molto spinti si andrà incontro agli effetti sopracitati. Concludendo, è sotto gli occhi di tutti, purtroppo, la progressiva e a volte drastica diminuzione della vita media dei cani e i gatti di razza, specialmente quelle molto allevate, come ad esempio il Pastore Tedesco, il Boxer, il Persiano e il Maine Coon. Meno di vent’anni fa erano in vita Pastori Tedeschi o Maine Coon di 15 anni, ora si fa fatica a trovarne di 10. E’ il momento per tutti gli allevatori e le associazioni di riflettere su queste evidenze, scientifiche e non, che in passato sono state purtroppo trascurate per mancanza di mezzi, ma che ora il persistere di credenze non può e non deve più ostacolare. Non si può allevare solo per vincere le esposizioni e per vendere il cane o il gatto con le caratteristiche migliori. Si deve allevare anche per vendere soggetti sani e longevi che non siano, come ormai sempre più spesso accade, un peso per i loro proprietari e per se stessi, arricchendo i veterinari. Voglio concludere con un’esperienza personale, che spero faccia riflettere tutti. Ho portato due gatte all’ultima esposizione a cui ho partecipato. Al ritorno a casa dopo un paio di giorni hanno manifestato i medesimi sintomi,vomito con sangue, interruzione dell’alimentazione e disidratazione. Probabilmente un virus. Una delle due ha un inbreeding di solo il 4,75% e aveva 6 mesi: se l’è cavata in un paio di giorni con 8 ore di reidratazione con le flebo, l’altra, di un anno e un inbreeding del 14% ( media del Maine Coon) è stata ricoverata e tenuta in flebo per 6 giorni prima di riprendersi. Detto questo, invito tutti i miei colleghi allevatori a riflettere su diaree, raffreddori e tumori facili nei propri animali.

 

Roberto Migliazza

Il gatto è imprevedibile ed ammaliante come un’orchidea selvaggia.

Stanislao Nievo